Una chiesa da record a Rapolla

Avere un piccolo tesoro sotto il naso e non accorgersene. È questa, purtroppo, cosa frequente nella nostra regione, ricca di meraviglie artistiche o naturali spesso...

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Avere un piccolo tesoro sotto il naso e non accorgersene. È questa, purtroppo, cosa frequente nella nostra regione, ricca di meraviglie artistiche o naturali spesso all’insaputa di noi lucani stessi. A Rapolla c’è, a tale proposito, un caso eloquente. Scendendo dalla Cattedrale lungo le strette viuzze del centro storico, si raggiunge il Vallone del Tiglio, dove la via dedicata ai Caduti di guerra sfocia nella strada statale Appulo Lucana. Sopra, le vecchie cantine scavate nel tufo note perché da qualche anno ospitano l’evento del “Parco urbano delle cantine di Rapolla”, quando nel mese di ottobre numerosi visitatori accorrono attratti dai prodotti tipici della cucina locale. Spostando gli occhi più a destra, sempre sulla collinetta che si erge di fronte al vecchio nucleo del paese, il Borgo detto appunto “di Fronte”, piccola contrada composta da poche case abbandonate nel ’71 per pericolo di frane e lì rimaste, diroccate e scolorite dal tempo, abitate da cani, gatti e – sostiene qualcuno – fantasmi.

Ed è proprio ai piedi del borgo che si trova, sfuggendo agli occhi di chi vi passa, tanto che è piccola, la Chiesa della Madonna della Stella, un tesoro artistico che vanta un record di cui qui pochissimi sono a conoscenza: è la chiesa più piccola d’Italia. A vederla, in effetti, non la si descriverebbe più che una cappella; e in effetti in origine era un eremo, poi divenne laura. Infine, divenne una chiesa a tutti gli effetti, iscritta nei registri di Camera del Vaticano, sebbene lo spazio ristrettissimo consenta a malapena di ospitare l’altarino.

L’epoca cui risale è incerta, ma quasi certamente è opera bizantina, forse del XII secolo, e bizantina è la pittura che occupa tutta la parete di fronte. Dominata dalla grande figura della Madonna col Bambino, che sorregge, all’altezza del petto della Madre, la stella che dà il nome alla chiesa. A sinistra, la figura di San Michele Arcangelo che, com’è tradizione nell’iconografia del santo, schiaccia la testa del Demonio; a destra, invece, la figura di San Biagio, il martire di Sebaste patrono del paese.

La chiesa e il suo dipinto appaiono oggi, però, assai diversi da come dovevano essere in origine. Qualche decennio fa, un maldestro tentativo di restauro rovinò il dipinto, già divorato da secoli di umidità e di incuria. Poi l’intonaco che rivestiva esternamente la chiesa venne sostituito da un più grazioso rivestimento in pietra. All’attuale Amministrazione va riconosciuto il merito di aver promosso, nel 2011, un nuovo restauro il quale però, se da un lato ha ridato alla parete la sua pittura, dall’altro sembra però averci restituito dei colori assai diversi da quelli, seppure sbiaditi, che si intravedevano dell’opera originaria. Che, al netto degli interventi della natura e dell’uomo, doveva essere bellissima, ancor di più nella cornice della volta di un blu intenso che – non sappiamo per quale motivo – il restauro del 2011 ha portato via. Ma in compenso, va detto, ha ridato dignità a un piccolo tesoro storico e artistico per troppo tempo abbandonato. Forse il miglior modo per valorizzarlo sarebbe però ora pubblicizzare il primato che questa chiesetta detiene: come veicolo di promozione turistica, per chi viene da fuori, e come consapevolezza del nostro patrimonio culturale, per noi che spesso ne ignoriamo la ricchezza.

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5 comments

  1. domenico Rispondi

    Gent. signor Scarpaleggia sono il sig. Saracino Domenico Restauratore di opere d’arte (nel settore da circa 30 anni)
    le scrivo riguardo il suo commento sulla chiesetta della Madonna della stella. Il Restauro dei dipinti presenti all’interno della chiesetta li ha effettuati il sottoscritto sotto il controllo della soprintendenza ai beni artistici di Basilicata. Le tengo a precisare che i “colori sbiaditi” che lei cita erano tali per lo strato di sporco e calce di vecchie tinteggiature che sono stati rimossi con operazioni di pulitura . Quelli che lei vede risultano vivaci dopo che sono stati liberati da sovrammissioni e anche “aiutati” con un minimo ritocco delle lacune. L “orribile” strato di blu che lei si ricorda, altro non era che una pittura degli anni 70 eseguita con la “pietra turchina” che si usa nelle vigne contro le malattie delle viti; tra l’altro eseguita su uno spesso strato di intonaco CEMENTIZIO tutto staccato dal supporto sottostante e che ha creato seri problemi trattenendo l’umidità retrostante.
    Visto che lei è un attento osservatore,….resto a disposizione per “illuminarla” riguardo la conservazione ed il restauro delle opere d’arte

  2. Foto del profilo di Gianluca Scarpaleggia

    Gianluca Scarpaleggia Rispondi

    Gentile sig. Saracino, la ringrazio per la puntualizzazione tecnica. Del resto però già nell’articolo avevo sottolineato come il dipinto avesse subito qualche decennio fa un maldestro tentativo di restauro cui quello del 2011 ha dovuto far fronte rimuovendo gli strati di sporco e calce per recuperare quel che restava del dipinto. E’ assai probabile che anche lo strato di blu, che lei definisce orrendo, e che per me invece valorizzava la volta (ma questi sono gusti), risalga a quel vecchio “restauro”, che però come lei giustamente sottolinea, fu realizzato in maniera grossolana da chi, all’epoca, fece i lavori.

    1. domenico Rispondi

      Gent. Gianluca, se ci fa caso sotto lo strato celeste che abbiamo rimosso, sotto la volta (seppur frammentario) è emersa la figura di un Cristo “Pantokrator”
      Quello che rischia di vanificare tutto il lavoro di recupero che vi è stato riguarda quel vano
      scoperto senza copertura che si trova alla sinistra della cappelletta, in cui ci sono strati di terreno con piante selvatiche , i quali trattengono umidità e la trasmettono all’interno………voi del posto potreste fare una segnalazione al comune (anche se ve ne sono già state!)
      cordiali saluti

      1. Foto del profilo di Gianluca Scarpaleggia

        Gianluca Scarpaleggia Rispondi

        La ringrazio per la segnalazione sul vano senza copertura (che si vede anche nella foto, a sinistra) e dei rischi che potrebbe arrecare alla chiesetta. Spero che chi di dovere intervenga presto dopo le segnalazioni che lei cita.

  3. Rapolla, riapre la chiesa di san Biagio - Osservatore Lucano Rispondi

    […] posta poco fuori il centro storico del paese a pochi passi da un altro piccolo tesoro artistico di cui abbiamo parlato tempo fa, la Madonna della Stella, è di datazione incerta, probabilmente duecentesca, sicuramente non successiva al Trecento (anche […]