Deposito unico delle scorie, a che punto siamo?

Il problema del deposito unico delle scorie nucleari non ha ancora trovato soluzione; periodicamente si ipotizzano decisioni minacciose per il nostro territorio, ma è difficile...

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Il problema del deposito unico delle scorie nucleari non ha ancora trovato soluzione; periodicamente si ipotizzano decisioni minacciose per il nostro territorio, ma è difficile comprendere quando si tratta di allarmismi e quando di ipotesi concrete. Durante l’esperimento condotto con i licei classici nelle scorse settimane, ho incontrato una serie di giovani interessati alle sorti della nostra regione: una di loro, @annarita Cilla, ha espresso la volontà di approfondire la questione del deposito unico, e insieme abbiamo strutturato queste domande per Pasquale Stigliani. Anima della protesta di Scanzano e presidente dell’associazione ScanZiamo le Scorie, Stigliani è ben informato sulle vicende e ci ha fornito risposte che devono farci riflettere.

Che enti/istituzioni/soggetti lavorano per trovare il sito adatto al deposito unico, quali criteri adopera e a che punto siamo con l’individuazione? 

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uno scatto della protesta del 2003

Siamo in un mare in tempesta. Il processo per l’individuazione delle aree idonee ad ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi è attualmente interrotto. La Sogin ha consegnato ai Ministeri competenti (Sviluppo Economico e Ambiente) la mappa per la pubblicazione delle le aree potenzialmente idonee redatta sulla base di criteri individuati dall’ISPRA. I Ministeri avrebbero dovuto concedere il nulla osta per la pubblicazione ufficiale ad agosto. Dopo la pubblicazione la Sogin avvierà un dibattito pubblico di coinvolgimento dei territori interessati. Come segnalato più volte da numerose interrogazioni parlamentari e dal lavoro della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti è necessario per procedere con l’individuazione delle aree alla pubblicazione del Programma nazionale, fermo al Ministero dell’Ambiente, e all’istituzione dell’Ispettorato di controllo, bloccato in Presidenza del Consiglio. A questi problemi si aggiunge inoltre il caos interno della governance di Sogin.

Nel 2003 il governo Berlusconi indicó Scanzano Jonico come sede del deposito nazionale delle scorie radioattive. Il progetto però fu bloccato da una mobilitazione che ha coinvolto non solo Scanzano, ma tutta la regione Basilicata. Dal quel momento il problema delle scorie è diventato un “fantasma”: è stato accantonato ma purtroppo non risolto. Questo perché l’Italia necessita di un deposito nazionale e il territorio lucano, ricco di salgemma e argilla, sembra il più adatto. Perché non si risolleva il problema cercando la soluzione più adeguata per la regione? E come si può informare la popolazione lucana sui rischi che il deposito comporterebbe, sia per la salute umana che per l’ambiente? 

Prima di tutto dobbiamo intendere che significa “deposito nazionale”. Il legislatore non indica chiaramente di quale tipologia parliamo. Solo rifiuti sanitari? Industriali derivanti da attività estrattive? Militari? Solo quelli civili per la chiusura dei lasciti? Possiamo entrare nel merito quando capiremo di cosa si tratta. Teniamo presente per i rifiuti ad alta attività il problema è ancora irrisolto nel mondo. Anche la soluzione del sale non è più riconosciuta come idonea anche in America dove si sono resi conto che il sale non è impermeabile alle infiltrazioni di acqua negli anni. Il problema non è regionale, ma internazionale. Se non sai di cosa si tratta come puoi immaginare di trovare soluzioni? Come puoi fare informazione ? Di cosa? Capire i rischi ma di cosa? L’impostazione legislativa è ancora quella decisa da Berlusconi quando si voleva rilanciare il nucleare con un parco tecnologico che avrebbe dovuto fare ricerca nucleare, oggi assolutamente inutile.

A quanto pare, secondo una legge europea, per la quale ogni Paese del’UE è obbligato a smaltire autonomamente i propri rifiuti radioattivi, la costruzione del “cimitero” atomico sembra essere necessaria. Secondo alcuni dati questo progetto ammonterebbe a circa 2,5 miliardi di euro e offrirebbe circa 1000 posti di lavoro. Ma al di là dell’aspetto economico, una regione, come la Lucania, ricca di campi e di agricoltura fiorente, sarebbe davvero la più adatta a ospitare un deposito di questo calibro? ( ricordando che siamo già tanto penalizzati dalla ricerca di idrocarburi)

 Se non abbiamo una idea precisa di cosa intendiamo per “deposito nazionale” sarà difficile capire come poterlo inserire in un contesto territoriale. Su questa partita la Basilicata ha già dato. Abbiamo il centro della Trisaia di Rotondella dove Sogin lavora per tenere la sicurezza e smantellarlo con forti ritardi rispetto ai crono programmi del 2004. Se non porteranno a chiusura questa attività il territorio lucano non deve affidare a Sogin null’altro. Dal punto di vista economica la partita offre solo miseria. Il deposito di scorie non si concilia con l’economia agricola e turistica della Basilicata. E’ una struttura che desertificherebbe il territorio e farebbe perdere numerosi posti di lavoro legati ad attività economiche ancora vive sulle quali lo stato è il pubblico ha investito ingenti risorse. Se pensiamo solamente a quanto abbiamo realizzato con la fragola egli agrumi nel Metapontino, il peperone nel Senisese o con Matera capitale della cultura. Gli esempi possono essere molti. Inoltre non possiamo fare un deposito di scorie nucleari nell’acqua. Ricordiamo che siamo un giacimento di acqua che alimenta oltre 4 milioni di persone in gran parte pugliesi.

 Si parla spesso di ipotesi per il nostro territorio, l’ ultima notizia è legata alla murgia. Quanto c’è di vero in queste notizie? Sono allarmi ingiustificati?

 Il nostro territorio sarà sicuramente coinvolto nella carta contenente le aree potenzialmente idonee. Non ci sono certezze che la procedura per l’individuazione continui a rimanere questa. Personalmente ho molti dubbi. Questa è una struttura che può essere realizzata solamente se viene imposta al territorio. La modifica della costituzione va verso questa direzione.

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il campo base di terzo cavone

Ma al di la di tutto il problema reale è la classe politica che rappresenta il territorio interessato. Non possiamo tollerare amministratori che vanno con il cappello in mano nei Ministeri a chiedere di essere inseriti tra le aree potenzialmente idonee. Questo è molto grave, in particolare se avviene all’insaputa dei cittadini che lo rappresentano. Come avvenne a Scanzano. Qualcuno aveva garantito a Berlusconi per tutti i cittadini di quel territorio. Per fortuna anche Berlusconi capì di essere stato preso in giro da un gruppetto di politicanti che non avevano conoscenza del territorio che rappresentavano, che in quel momento erano i protagonisti di aver ribaltato con forza quanto loro avevano deciso. Oggi abbiamo certezza che alcuni vassalli del territorio della Basilicata si sono recati presso i Ministeri per verificare che alcune aree siano state inserite tra quelle potenzialmente idonee senza alcun mandato dei cittadini. Davanti a questo allert è giustificata un azione “politica” che abbiamo voluto costruire. Per questo come ScanZiamo le Scorie abbiamo sostenuto una iniziativa dal basso che ha responsabilizzato i cittadini e gli amministratori locali tramite i consigli comunali con l’approvazione di un ordine del giorno all’unanimità nel quale si è dichiarato il territorio indisponibile ad ospitare il deposito nazionale di scorie nucleari. Confidiamo che a breve l’ordine del giorno venga adottato da altri comuni probabilmente interessati e dall’intero consiglio regionale della Basilicata.

Cosa dobbiamo aspettarci nell’immediato futuro? 

 Le modifiche della Costituzione approvate dal Parlamento portano al superamento del rapporto di concorrenza delle competenze tra lo Stato e la Regione centralizzando il potere verso lo Stato. Per evitare una decisione che potrebbe essere imposta da uno Stato che ha un governo del territorio centralizzato dobbiamo produrre capitale culturale ed economico locale, avere forza e una visione “politica” di sviluppo ecologico e sostenibile che sappia creare ricchezza. Se non avremo la capacità di costruire un modello di sviluppo locale forte, di governare il territorio, c’è il rischio che si apra un conflitto per imporre, senza entrar nel merito di cosa fosse, la struttura del deposito nazionale agli attori che vivono e creano economia nel territorio costringendo loro ad uno sviluppo distorto, una scelta che non si coniuga con le risorse (acqua, ambiente, paesaggio, turismo, agroalimentare, agricoltura) la cultura e la storia dei nostri luoghi.

foto cretits: www.tienilammente.org

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