il mestiere del sommelier: Vincenzo Donatiello

Lucano di origine, piemontese di adozione, Vincenzo Donatiello lavora come sommelier in uno dei ristoranti più blasonati d’Italia: il “Piazza Duomo” ad Alba, un Tre...

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Lucano di origine, piemontese di adozione, Vincenzo Donatiello lavora come sommelier in uno dei ristoranti più blasonati d’Italia: il “Piazza Duomo” ad Alba, un Tre Stelle Michelin, per chi se ne intende. Ho deciso di intervistarlo perché è un esempio di determinazione, passione e sacrificio, e credo che storie come la sua servano per capire che, coltivandoli, i sogni di possono realizzare. E ho chiesto ad un amico che del nettare di Bacco se ne intende, Daniel Romano, di strutturare un’intervista a quattro mani, ecco cosa ne è venuto fuori.

Da dove nasce la tua passione per il vino? 

Ho scelto di frequentare l’Istituto Alberghiero di Vieste perché ero appassionato di cucina e avrei voluto fare lo chef. Con l’arrivo a scuola e le prime esperienze nel campo della ristorazione ben presto mi accorsi che il mio desiderio stava mutando verso il servizio di sala: amo il contatto con la gente. Verso i 17 anni ho cominciato ad appassionarmi al mondo del bar e di qui la mia passione è poi sfociata verso il vino. Passione esplosa poi completamente quando partecipai e vinsi il concorso per il “Miglior Sommelier Junior d’Italia” nel 2004.

Come si è evoluta la tua carriera fino ad arrivare in uno dei migliori ristoranti d’Italia? 

Con i chilometri, i viaggi, la curiosità. Piazza Duomo è l’unico ristorante nella mia carriera al quale non ho mai inviato il mio curriculum. Fino ad oggi ho avuto la fortuna di vivere un percorsoK5B8828vincenzo okprofessionale e di vita bellissimo, fatto di alti e bassi, delusioni e sorprese, come lo è poi per tutti. Bisogna credere sempre in quello che si fa, trovare il modo giusto di rapportarsi con il prossimo, essere umili e non smettere mai di studiare e di aggiornarsi.

Che rapporto hai con la tua terra di origine e come la vedi da Alba? 

Purtroppo torno pochissime volte in Basilicata perché anche la mia famiglia non abita più li. Sono nativo di Lavello, ai piedi del Vulture e quando sono andato via ho lasciato quel lembo della mia regione che viveva un periodo transitorio: da una decina di anni era nato il polo industriale di San Nicola di Melfi e l’entusiasmo iniziale stava lasciando il posto alle preoccupazioni per i cambiamenti succeduti all’aumento dell’inquinamento. Mi manca la mia terra, la storia e la natura che porta con se. Resterà un pezzo fondamentale della mia vita, come è naturale che sia.

Qual è la tua personale classifica dei migliori vini d’Italia? 

Non ho una classifica personale dei migliori vini del nostro Paese perché da sempre coltivo l’idea che il miglior vino che io possa assaggiare sarà il prossimo.

Cosa credi che serva per lanciare definitivamente i vini lucani nel mercato nazionale e internazionale?  Piazza Duomo - 048 ok

Serve fare sistema, cosa difficilissima da attuare in Basilicata come nel resto d’Italia. Talvolta noi italiani restiamo provinciali ed approssimativi in quello che facciamo: troppa burocrazia, troppa confusione nella comunicazione, troppi enti che finiscono per accavallarsi e vanificare l’uno il lavoro dell’altro. Sembra assurdo ma siamo al debutto del 2016 e molti non conoscono l’Aglianico del Vulture, mi trovo spesso a leggere carte dei vini dove lo si trova in altre regioni come il Molise o la Puglia. Ci vorrebbe un massiccio lavoro di comunicazione e laddove le istituzioni dovessero fallire ci potrebbe essere un lavoro congiunto delle aziende private e come vedi si torna alla mia osservazione iniziale del “fare sistema”.

Quando pensi ad un Aglianico del Vulture, quale è l’abbinamento ideale che vorresti proporre?

Un grande abbinamento regionale con l’Agnello “arracanato” (gratinato).

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