Parco del Vulture: puntare sulla valorizzazione

La Giunta regionale ha approvato nei giorni scorsi l’istituzione del Parco Naturale Regionale del Vulture, un’area protetta che comprenderà il vulcano spento e parte del...

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La Giunta regionale ha approvato nei giorni scorsi l’istituzione del Parco Naturale Regionale del Vulture, un’area protetta che comprenderà il vulcano spento e parte del territorio dei numerosi comuni ai suoi piedi: Atella, Barile, Ginestra, Melfi, Rapolla, Rionero, Ripacandida, Ruvo del Monte, San Fele. Poiché è previsto che l’istituzione di aree protette sia stabilita attraverso una legge regionale, il ddl appena approvato passerà ora al Consiglio per l’approvazione definitiva (c’è già il parere favorevole del Comitato scientifico regionale per l’Ambiente), che concluderà un iter altalenante iniziato tredici anni fa.

Finalmente, dunque, anche l’area nord della Basilicata potrà godere di un apposito ente volto alla tutela di un territorio estremamente ricco dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, ma anche culturale e storico. L’istituzione del Parco, infatti, comporta automaticamente una disciplina giuridica più severa per quanto riguarda le attività sul territorio interessato: il ddl prevede divieti specifici, così come particolari autorizzazioni, peraltro dettagliatamente articolati a seconda del livello di tutela (le aree del Parco, infatti, saranno divise in base alle relative caratteristiche, con particolare riferimento al grado di antropizzazione).

L’istituzione del Parco rappresenta sicuramente una grande opportunità per tutto il territorio del Vulture-Melfese e in generale per la Basilicata, ma è fondamentale che i buoni propositi non rimangano solo sulla carta. A questo proposito due sono, a parere di chi scrive, i punti-chiave. Il primo è rappresentato dalla gestione del costituendo Ente Parco. Dovranno essere garantite trasparenza e competenza sia nella scelta delle figure che comporranno gli organi dell’Ente sia nelle future attività di quest’ultimo, e ciò passa anche attraverso la redazione di un buono Statuto. Solo la gestione da parte di figure qualificate, con riconosciuta esperienza nell’ambito della tutela del patrimonio ambientale potrà garantire il buon funzionamento dell’Ente. In caso contrario, il rischio è che esso diventi il solito carrozzone burocratico da aggungere al sottobosco (tanto per rimanere in tema) della politica.

Il secondo punto, per riprendere le parole con cui l’assessore Berlinguer ha salutato l’approvazione del ddl, riguarda la missione del Parco. La tutela dell’area e delle sue ricchezze è, ovviamente, fondamentale. Ma a ben guardare ciò di cui il Vulture ha ancora più bisogno è la valorizzazione. Che significa sviluppo economico (meglio se “green”), rivalutazione turistica dei luoghi di interesse, valorizzazione delle piccole economie locali basate soprattutto sui prodotti enogastronomici. Il caso di Monticchio, esempio di mancata promozione di un tesoro paesaggistico, religioso e culturale, è lampante. Ecco perché la sola tutela, per quanto lodevole, non basterebbe, ma dovrà essere, piuttosto, la base per un rilancio complessivo di tutta l’area.

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