Patto per la Basilicata, una buona prova di rilancio

Lo scorso 2 maggio il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, hanno firmato il Patto per lo sviluppo...

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Lo scorso 2 maggio il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, hanno firmato il Patto per lo sviluppo della Regione Basilicata, vale a dire un piano di investimenti che si inserisce nel Masterplan per il Mezzogiorno, il programma del Governo per il rilancio del Sud. L’investimento totale è di poco meno di quattro miliardi di euro, divisi in cinque aree di intervento: infrastrutture (cui saranno destinate le risorse maggiori), ambiente, sviluppo economico e produttivo, turismo e cultura, welfare e legalità. Le risorse provengono da diverse fonti finanziarie, sia nazionali che comunitarie, in parte già stanziate.

La firma del Patto è stata accompagnata, come prevedibile, da commenti contrastanti, che vanno dai giudizi estasiati alle critiche inflessibili. Banalmente, la verità sta nel mezzo: se è eccessivo vedere in questo piano la soluzione al gap che il Sud sconta verso le regioni del Nord, è al tempo stesso semplicistico minimizzare l’impatto di questi interventi. Perché gli investimenti sono tanti, ampiamente diversificati ma con una giusta preminenza dell’ambito infrastrutturale che è quello in cui la nostra regione arranca di più.

Tra gli elementi migliori vi è la destinazione di risorse su base biennale e non una tantum, così come un discreto sistema sanzionatorio in casi di ritardi o spese notevolmente superiori rispetto alle previsioni. Bene anche la previsione – prevista dall’articolo 8 – dell’obbligo della Regione di fornire i dati richiesti dal Comitato di indirizzo e controllo per la gestione del Patto «al fine di consentire la comunicazione di informazioni ai cittadini attraverso sistemi “open-data”»: in mancanza di dettagli, è auspicabile che tali dati siano quanto più ampi e che siano facilmente raggiungibili in un portale dedicato.

Sembra adeguata anche la varietà della destinazione delle risorse: sorprende in positivo, ad esempio, la voce “Agenda digitale” che destina 69 milioni di euro alla banda ultralarga e altri 60 milioni alla sanità digitale; o quella sulle infrastrutture con molti progetti sulla rete viaria, inclusi vari interventi sulla Potenza-Melfi, o ancora le ingenti risorse destinate a combattere il dissesto idrogeologico. Più difficile valutare, per ora, interventi non ancora dettagliati specialmente negli ambiti della cultura e del terzo settore: sarà necessario monitorare affinché la destinazione delle risorse in questi ambiti non si disperda in rivoli inutili.

Insomma, il Patto non è la panacea di tutti i mali della Basilicata. Ma se la nostra regione ha bisogno di investimenti strutturali, questa è un’occasione da sfruttare in pieno. A differenza del passato. Perché ha ragione il Governo quando nelle linee guida afferma che «una cosa va detta con chiarezza: non sono le risorse che mancano. È la capacità di utilizzarli che è mancata per decenni, come testimonia il ritardo accumulato fino al 2011 nella spesa dei Fondi europei». Un dato innegabile. Ha detto il premier a Matera: «So già che tanto verrete a Roma a chiedere altri fondi»: ecco, la vera sfida sarà smentire Renzi.

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